[Interview] : 6 Questions to LualdiMeraldi

6 Questions to LualdiMeraldi

PHOTOGRAPHY Jessica Soffiati

Mo.1950 presenta la nuova edizione di “The Instant of Change” a Fuorisalone 2025

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Come è nato e si è sviluppato il vostro legame con Mo.1950 e in che modo questa collaborazione vi ha condotti alla direzione artistica del brand?

Il primo incontro con Corrado Molteni CEO di Mo.1950, risale a circa otto anni fa. All’epoca si trattava di valutare l’inserimento di un’azienda di imbottiti all’interno dello spazio di via Carducci. Da lì, il dialogo si è intensificato, trasformandosi in una collaborazione sempre più strutturata. Progetto dopo progetto, siamo arrivati a concepire insieme il primo spazio a marchio Mo.1950 in via Molino delle Armi che comprende anche una materioteca.

La nostra recente nomina alla direzione artistica, oltre che naturale evoluzione del rapporto professionale e umano, si inserisce in un nuovo assetto strategico voluto da Corrado: un sistema di scambi e connessioni tra i brand partner dell’azienda, che si affianca all’ingresso di Jessica Soffiati, alla guida del Marketing, con un approccio autoriale alla comunicazione e al contenuto fotografico. Possiamo dire che questa nuova sfida ha l’obiettivo di far emergere e comunicare l’anima Mo.1950 che un po’ silenziosamente è da anni uno dei principali player della scena del mobile milanese.

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Nel vostro approccio progettuale, quale ruolo giocano il coraggio e la personalità? Come si traducono concretamente in un prodotto per un brand?

Il nostro approccio si basa sulla contaminazione interdisciplinare, crediamo che apporti un valore aggiunto ai progetti; arte, architettura, fotografia, design convivono in una visione olistica che cerca di riflettere il nostro tempo e di rispondere a delle domande. La personalità la teniamo a bada e non prevale mai nell’approccio al progetto ma emerge sicuramente nei rapporti umani con i clienti, nell’ascolto delle aziende con cui collaboriamo, più che in esercizi di stile autoreferenziali.

Il coraggio, invece, è una variabile, non sempre ripaga nell’immediato. Le aziende oggi non accettano facilmente di uscire dalla loro comfort zone e così alcune idee più radicali restano nel cassetto anche per anni, in attesa che i tempi diventino maturi. Anche questo fa parte del gioco.

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Che valore ha il tempo nel design di oggi? Quando progettate pensate più alla capacità di un prodotto di attraversare le generazioni o alla necessità di confrontarsi con i ritmi della produzione contemporanea?

Il presente ha sicuramente un valore importante nel design come lo conosciamo oggi. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a un’evoluzione verso un design funzionale, capace di riconfigurare gli spazi abitativi per nuove esigenze e a cambiamenti rapidi.La società in evoluzione influenza profondamente la nostra professione. L’aspirazione di creare prodotti senza tempo che restino contemporanei con il passare del tempo è comunque sempre presente quando progettiamo e fa parte di un approccio consapevole al nostro lavoro.

Questa tensione tra contemporaneità e longevità si riflette anche nel nostro lavoro internazionale. Collaborare con aziende in contesti culturali differenti — Medio Oriente, Estremo Oriente, Nord Europa, USA — ci impone una progettualità più consapevole, capace di leggere e rispettare le specificità e le culture locali. E anche questo, in fondo, è un modo di confrontarsi col tempo.

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Se doveste immaginare una capsule collection per Mo.1950, quanto spazio avrebbe per voi l’artigianalità? E come si integrerebbe con il linguaggio contemporaneo del brand?

Quella della capsule a marchio Mo.1950 è un’idea che stiamo elaborando e l’artigianalità insieme alla possibilità di personalizzazione dei pezzi avrebbero ampio spazio in questo progetto. Esistono diverse realtà che vorremmo coinvolgere e che definirei con un controsenso “Artigianato–Tecnologico”, fatte di nuove generazioni di artigiani che rappresentano il “craft” in un’era di produzione industriale dominata dalla ricerca tecnologica.

Quella della capsule a marchio Mo.1950 è un’idea che stiamo elaborando e l’artigianalità insieme alla possibilità di personalizzazione dei pezzi avrebbero ampio spazio in questo progetto. Esistono diverse realtà che vorremmo coinvolgere e che definirei con un controsenso “Artigianato–Tecnologico”, fatte di nuove generazioni di artigiani che rappresentano il “craft” in un’era di produzione industriale dominata dalla ricerca tecnologica.

Corrado Molteni ha fatto di Mo.1950 un punto di riferimento per i professionisti che curano nel minimo dettaglio i loro progetti e insieme all’alto grado di customizzazione, che già è un punto chiave dell’identità e storia aziendale, sarebbe interessante poter mettere a disposizione dei progettisti, dei prodotti altamente personalizzabili avvalendosi del crescente know – how di una filiera flessibile come quella artigianale.

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Negli ultimi anni è aumentato sempre più l’interesse per il collectible design; come influisce la cultura dell’opera unica, oggi nei desideri dei clienti privati? In che modo questa tendenza entra nelle vostre scelte progettuali?

Per noi il design è sempre stata una disciplina che mira a creare qualcosa di utile, funzionale ed esteticamente gradevole e che abbia valore per il suo utilizzo nel presente. In altre parole crediamo che il design debba essere a servizio dell’essere umano concentrandosi sull’interazione tra l’oggetto e il suo utente.

Corrado Molteni ha fatto di Mo.1950 un punto di riferimento per i professionisti che curano nel minimo dettaglio i loro progetti e insieme all’alto grado di customizzazione, che già è un punto chiave dell’identità e storia aziendale, sarebbe interessante poter mettere a disposizione dei progettisti, dei prodotti altamente personalizzabili avvalendosi del crescente know – how di una filiera flessibile come quella artigianale.

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Se doveste pensare ad un oggetto che avete in mente da tanto e che non avete avuto ancora l’occasione di produrre quale sarebbe?

Ci piace pensare di avere ancora molto da progettare. Siamo particolarmente attratti dal lavorare con i materiali e dal costruire il progetto intorno alle loro caratteristiche tecniche ed estetiche.

Al momento siamo innamorati dell’acciaio, del suo rigore estetico e della capacità di accostarsi a infiniti abbinamenti con altri materiali come fosse una tela bianca.

Crediamo ci si possano realizzare oggetti dal carattere forte e dalla natura duale, rigore materico e cromatico, quasi tecnologico, in abbinamento alla sensualità delle forme realizzabili e della loro relazione con la luce.